Succede a Catania…

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Questa mattina mi sono svegliata, di Natascha Lusenti

Questa mattina mi sono svegliata e ho guardato la fotografia di una bambina nata pochi giorni fa. Si chiama Anita, un nome che mi fa pensare a una donna forte, fiera, intelligente. Poi ho pensato alla prima volta che ho visto il mio nipotino. Ricordo la sera in cui mio fratello mi telefonò per dirmi che sarebbe diventato papà. Lo ricordo perché fui felice per lui, ma quando misi giù il telefono scoppiai a piangere: io, che non riuscivo ad avere un bambino, sarei diventata zia. I nove mesi che servirono all’embrione per svilupparsi furono utili a me per prepararmi ad accogliere il piccolo. E ci riuscii. Le cose poi sono andate che non ho più pensato a diventare mamma e ho smesso di piangere ogni mese, nei giorni cioè in cui la realtà mi diceva che, infatti, non lo sarei diventata.
Leggo sul giornale che alcuni operai stanno valutando se far nascere o no dei figli che pure hanno voluto generare. L’hanno scritto a Papa Francesco. Hanno scritto che stanno perdendo il lavoro e siccome non possono garantire un futuro a una famiglia, sono pronti a chiedere alle loro mogli di ricorrere all’aborto. Succede a Catania, Italia.

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