Peshawar

di Marco Ardemagni

 

Certo, il linguaggio è la più grande invenzione dell’uomo:

tanto grande che di lingue ne abbiamo volute creare a migliaia

dall’Aari dell’Etiopia allo Zuñi del New Mexico

e forse ne dimentico qualcuna.

 

Come nasca e a cosa serva esattamente il linguaggio

è un tema controverso:

di sicuro lo usiamo per maneggiare

quell’incredibile teatro del mondo che ci scorre davanti

e spesso anche per farlo scorrere in modo diverso.

 

Certi giorni però

persone che usano il linguaggio in modo diverso dal nostro,

e da quello di altre persone che parlano la loro stessa lingua,

dicono parole e fanno cose

che il nostro linguaggio non è in grado di comprendere.

 

E allora, balbettando,

mettiamo assieme delle frasi che suonano a vuoto

e riescono appena a indicare quello che è successo,

ma non sono di alcun aiuto per comprendere.

 

Sono i giorni in cui guardiamo fisso davanti a noi

maledicendo di non essere onnipotenti

o, almeno, completamente impotenti

e muti

come la parete bianca da cui non riusciamo a distogliere lo sguardo.

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