Dell’Utri e l’arte

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di Marco Ardemagni

Non è un mafioso, ma un appassionato
intenditore d’arte quel Marcello
che adesso a Beirut hanno ritrovato.

Lui ama i libri, ama l’arte, il bello
e specialmente l’arte della fuga
come Sebastian Bach col violoncello.

E mentre tra i bagagli adesso fruga
Silvio l’amico suo lo redarguisce:
se non funziona l’arte della fuga

cambiando una vocale la gradisce.

Bambini, a letto

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Questa mattina mi sono svegliata, di Natascha Lusenti

Questa mattina mi sono svegliata e mi sono ricordata subito che è lunedì. E mi è venuto in mente il malumore di un ragazzino, ieri pomeriggio, perché restava poco da fare se non prepararsi a un’altra settimana di scuola. E ho pensato al malessere con cui impari che le cose finiscono e che tu non puoi farci niente. Come quando ero piccola e dovevo andare a dormire: “bambini, a letto” è stata la frase che ha accompagnato la mia infanzia e che sentivo risuonare nella testa ancora prima che venisse pronunciata. Tranne il sabato sera. Il sabato sera potevamo stare alzati un po’ di più, a guardare i cartoni animati in tv con la sigla del coniglio a strisce colorate. Quando iniziava, il coniglio era il mio migliore amico e io ridevo con lui mentre le strisce sullo schermo componevano la sua figura. Non guardavo mai l’orologio ma sapevo lo stesso quando arrivava l’ultimo cartone e subito dopo tornava il coniglio. E questa volta le strisce andavano al contrario e si rubavano il coniglio con la sua risata e anche la mia. Allora mi sono detta che ancora oggi poter scegliere cosa fare il sabato sera mi dà come un’euforia alla testa.

Nuotare…

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Questa mattina mi sono svegliata, di Natascha Lusenti

11 aprile

Questa mattina mi sono svegliata e ho pensato che oggi entrerò nell’acqua dopo molti mesi. Mi piace sistemarmi la cuffia e i capelli tutti dentro. Abbassare gli occhiali. Sedermi sul bordo della vasca ed entrare senza fare rumore. Quando nuoto in piscina, ho bisogno di silenzio e se non posso averlo, lo cerco sott’acqua. Allora mi è venuta in mente una serie di fotografie. Le ha fatte una ragazza argentina durante i nove mesi della sua gravidanza. È sempre di profilo, con poche cose addosso e con la pancia bene in vista. All’inizio cresce poco, la pancia, poi però diventa sempre più gonfia fino a che è così grossa e pronta a diventare inutile che sembra di vedere già la forma del bambino. Paf! Sento quasi il rumore del corpo della donna che si apre. Gasp! E quello del piccoletto che si aggrappa dove prima c’era la pancia. Ora lo spazio tra di loro sembra pieno di una dipendenza che piace ad entrambi. Le fotografie sono belle ma tra la penultima e l’ultima manca qualcosa. Messe così, sono una bugia. Pancia. Bambino. E mi sono detta, ecco cos’è: manca il rumore del pianto, lo stupore di venire al mondo.